Nota di Carlo Ferraro

Nota di Carlo Ferraro

Onorevoli e non. In tutte le interviste sostenute in questa campagna elettorale era immancabile il momento in cui arrivava puntuale la domanda: “ma l’onorevole, dov’è?”. Posta con una certa soddisfazione e malizia tendeva a svalutare il movimento, insieme all’altra, inevitabile e conseguente affermazione: “non siete su territorio”.
Facciamo un po’ di chiarezza:

il Movimento è riuscito, in 10 mesi di governo, a legiferare con provvedimenti volti a tutelare la parte più debole della popolazione, più di quanto la cosiddetta sinistra abbia fatto negli ultimi venti anni. Non elencherò per brevità e per rispetto degli elettori, tutti gli altri provvedimenti varati. Per ottenere questo risultato il Movimento 5 Stelle ha letteralmente precettato tutti i suoi deputati e senatori, di cui si può controllare sul sito la loro presenza.
In particolare, il nostro deputato, l’on. Gianluca Aresta, è stato segnalato dal “Sole 24 ore” come il più stakanovista di tutti con una percentuale di presenze in Parlamento pari al 96 per cento.
Capisco che la gente sia stata abituata, nelle passate legislature, alla presenza dei suoi rappresentati sul territorio, per coltivare i propri clientes, ed ora si sorprendono di questa classe di giovani al governo che cercano faticosamente di realizzare le promesse elettorali. Sono stati mandati a Roma per cambiare le cose, come promesso, quindi…stanno a Roma, semplice. Di passaggio ricordiamo che l’ultimo onorevole mesagnese ha totalizzato un 60 per cento di assenze alla Camera. Non ha concluso granchè, però era sul territorio.
Vorrei chiedere a chi si sorprende di questa “assenza”, se per loro sarebbe più gradito un “Giggino à purpetta”, quello delle fritture di pesce, quello che “sa fare il clientelismo come Dio comanda”, come dice orgoglioso il governatore della Campania, o preferiscono che i loro rappresentanti stiano alla Camera ed al Senato a lavorare per tutti noi. Ma temo la risposta.
Il Movimento 5 stelle è continuamente fatto oggetto di una campagna denigratoria da parte dei cosiddetti “giornaloni”, capaci di inventare qualsiasi fake news per cercare di delegittimarli, e non sorprende che questo accada anche a livello locale. Non è vittimismo questo, ma sicuramente c’è sui media questa voglia di dare addosso ai grillini. I risultati delle recenti elezioni europee ne danno conto; hanno dato tanto fiato ed importanza ad un personaggio come Salvini, che questo è riuscito a primeggiare anche al sud. È questo è davvero paradossale.
Fortunatamente molta gente ha mantenuto salda la propria coscienza di cittadino ed ha votato 5 stelle alle europee; qui a Mesagne siamo stati i più votati, così come nelle altre città brindisine. Ovviamente questa cosa, invece di essere assegnata ai meriti del Movimento è stata usata artatamente per misurare la distanza tra il consenso alle europee e la enorme differenza con i voti avuti a livello comunale. Da questo i più evincono la supposta assenza sul territorio.
Analizziamo le condizioni sul territorio: un proliferare abnorme di liste civiche, il punto debole del Movimento che si presenta sempre da solo, ha portato alcune coalizioni a primeggiare, stante il ricatto “affettivo e parentale” con cui hanno conseguito questo risultato. Capisco che in politica quasi tutto è permesso, ma il ricatto parentale rappresentato dalle liste in cui ci sono inevitabilmente parenti che ti chiedono il voto, a molti è sembrata una limitazione della propria legittima libertà di voto, una sorta di sotterranea coercizione. E credo che la reazione alle europee, dove il cittadino era libero da quei legami, ne sia la controprova.
Inoltre il Movimento 5 stelle non ha alcun sindacato di riferimento, ed il Decreto Dignità ed il reddito di Cittadinanza sfuggono proprio alla presa ferrea di questi. In queste elezioni i sindacati hanno fatto sentire forte la loro voce, la loro reazione stizzita a questi provvedimenti che libererebbero i cittadini dal loro patronaggio, alcuni arrivando ad inviare lettere ai propri iscritti ricordando chi li “tutela”, operando così una “moral persuasion” di dubbia moralità. Inoltre molti concittadini ci hanno riferito che spesso i sindacati oppongono varie e diverse ragioni per escluderli dal Reddito di cittadinanza, gettandoli in un opportuno sconforto elettorale. E questo è molto grave dal momento che, se questo fosse vero, stanno boicottando in questo modo una legge dello Stato. Stando così le cose bisogna ammetterlo: non siamo radicati sul territorio di caccia dei signori delle tessere.
Per quanto riguarda il Movimento a Mesagne, “non radicato sul territorio”, ricordiamo che la nostra lista è stata formata con un certo ritardo, quando ormai molte persone erano già vincolate alle summenzionate liste civiche. Ma non vogliamo giustificarci. È vero piuttosto che non si può essere sul territorio se non si ha un posto nel Consiglio comunale; nelle elezioni del 2015 il Movimento ha mancato l’obiettivo per soli 70 voti, ritornando nel limbo dei semplici movimenti di opinione. Questa volta invece, nonostante il supposto “sradicamento”, il movimento è riuscito a presentarsi con un gruppo compatto scombinando le carte in tavola, regalando alla cittadinanza un supplemento di riflessione sulla scelta del futuro sindaco, ed è riuscito a conquistare un posto di consigliere nella suprema assise comunale. La storiella del mancato radicamento sul territorio comincia a non reggere più.


Carlo Ferraro

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